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Se lo stress ti sfilaccia le "stringhe", il problema è serio. Ma la soluzione c'è.

  • Redazione Rygnerati
  • 10 dic 2025
  • Tempo di lettura: 3 min

Aggiornamento: 21 dic 2025

telomeri ed età biologica

Fonte: gettyimages® (credit: Steven Puetzer)


I tuoi telomeri raccontano quanto stai davvero invecchiando (la tua età biologica): lo stress cronico, soprattutto nei job ad alta intensità, può “rosicchiarli” anni prima del previsto, accelerando il declino biologico.

Il nostro organismo, però, è una macchina perfetta, ed il processo può essere stabilizzato o addirittura invertito.



Telomeri: cosa sono e perchè sono correlati all'aging


I telomeri sono sequenze di DNA ripetitive situate alle estremità dei cromosomi, con funzione essenzialmente strutturale e protettiva. Agiscono come “tappi” che impediscono al materiale genetico di degradarsi o di fondersi con altri cromosomi durante le divisioni cellulari, un po’ come le punte dei lacci evitano che i fili si sfilaccino. Dal punto di vista molecolare, sono composti da ripetizioni di poche basi (ad esempio la sequenza TTAGGG nei mammiferi) associate a proteine specifiche che formano il complesso di “cappuccio” telomerico.
La lunghezza dei telomeri è strettamente correlata all’aging perché ad ogni ciclo di replicazione del DNA si verifica il cosiddetto “end‑replication problem”: la DNA polimerasi non riesce a copiare completamente l’estremità del filamento, con conseguente perdita di un piccolo tratto telomerico. Dopo un numero finito di divisioni, i telomeri diventano così corti da essere riconosciuti dalla cellula come danno al DNA, attivando vie di risposta che portano a senescenza replicativa o apoptosi. Per questo motivo la lunghezza telomerica viene considerata un biomarcatore dell’età biologica (vs l'età cronologica) e la sua riduzione è stata associata a maggior rischio di malattie cardiovascolari, diabete di tipo 2, declino immunitario e aumento della mortalità.


Il ruolo dello stress


L’accorciamento dei telomeri è determinato sia da fattori genetici sia da fattori ambientali ed epigenetici. Sul versante genetico, contano le varianti nei geni che codificano per i componenti della telomerasi e per le proteine del complesso telomerico. Sul versante ambientale, contribuiscono in particolare lo stress ossidativo, l’infiammazione cronica di basso grado, il fumo, l’obesità viscerale, l’inattività fisica, l’alimentazione ipercalorica e povera di nutrienti antiossidanti, così come la deprivazione cronica di sonno. Tutti questi fattori aumentano la produzione di specie reattive dell’ossigeno e di mediatori infiammatori che danneggiano il DNA e accelerano la perdita di sequenze telomeriche.

Lo stress psicologico cronico rappresenta un driver particolarmente potente di accorciamento telomerico, soprattutto nei contesti lavorativi ad alta responsabilità tipici dei C‑level. Studi pilota condotti su madri che assistevano figli affetti da patologie croniche hanno mostrato telomeri più corti del 9–17% rispetto a donne sane della stessa età, una differenza paragonabile a circa 10 anni di invecchiamento biologico in più. In gruppi di lavoratori sottoposti a forte squilibrio tra impegno richiesto e riconoscimento (effort–reward imbalance), altri studi pilota hanno osservato telomeri più corti e un profilo ormonale caratterizzato da livelli più elevati di cortisolo, indicativi di una costante attivazione della risposta allo stress.

Il meccanismo principale sembra essere mediato dall’asse ipotalamo–ipofisi–surrene: lo stress attiva in modo ripetuto il rilascio di cortisolo e catecolamine, che aumentano stress ossidativo, infiammazione sistemica e turn‑over cellulare. A questo si aggiunge il fatto che lo stress cronico tende ad associarsi a comportamenti non salutari (riduzione del sonno, alimentazione disordinata, sedentarietà, eccesso di alcol o nicotina), che agiscono come amplificatori dell’erosione telomerica.


La soluzione c'è, ed è gratuita


In senso opposto, interventi mirati a ridurre lo stress – come programmi strutturati di mindfulness, training di respirazione lenta, pratica regolare di attività fisica moderata e miglioramento dell’igiene del sonno – hanno mostrato in diversi studi pilota la capacità di stabilizzare o persino allungare la lunghezza dei telomeri, verosimilmente attraverso la riduzione del cortisolo, la modulazione dell’infiammazione e un incremento dell’attività della telomerasi.

In questo contesto si inserisce il lavoro di Elizabeth Blackburn, biochimica australiana che nel 2009 ha ricevuto il Premio Nobel per la Fisiologia o Medicina (insieme a Carol Greider e Jack Szostak) per la scoperta dei telomeri e della telomerasi. La Blackburn identificò la telomerasi come un complesso ribonucleoproteico capace di aggiungere nuove ripetizioni telomeriche alla fine dei cromosomi e dimostrò che questo meccanismo è cruciale per mantenere l’integrità del genoma, modulare il numero di divisioni che una cellula può compiere e contribuire sia ai processi di invecchiamento sia alla trasformazione neoplastica. In lavori successivi, il suo gruppo e altri ricercatori hanno mostrato che condizioni di forte stress psicologico si associano a una riduzione dell’attività della telomerasi e a telomeri più corti, mentre interventi di gestione dello stress (come programmi intensivi di meditazione e respirazione guidata) possono aumentare l’attività della telomerasi anche oltre il 30–40% rispetto ai livelli basali, con effetti favorevoli sulla stabilità telomerica nel medio periodo.


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